Lungi da noi qualunque intenzione pedagogica che si fondi su quella forma di supponenza, piuttosto diffusa nel milieu politico valdostano, che tende a fornire risposte certe e conclusive a domande inesistenti o mal poste.
Tanto meno pensiamo di essere l’ombelico del mondo o di possederne in esclusiva le chiavi interpretative. Come soggetto culturale ci siamo invece posti, considerato lo stato dell’arte piuttosto desolante in cui versa la nostra democrazia, l’obiettivo di dialogare con chiunque fosse interessato a innalzare la qualità della sua offerta politica, offerta politica sempre più impotente per la crescente diserzione dalle urne elettorali.
Ecco perché tenteremo una sommaria analisi della situazione e ci porremo alcune semplici domande.
La prima considerazione che ci sentiamo di esplicitare è la necessità assoluta di dare, da oggi in avanti, la precedenza alla politica rispetto all’amministrazione. Certo non alla politica politicienne, ma a quella autentica, quella del pensiero che si fa azione per risolvere i problemi della gente.
Mi si obietterà: “ma come, la risposta politica è già stata data ed è sotto gli occhi di tutti. La giunta Testolin è la prova del nove dello stato di salute in cui oggi versa la politica valdostana, tant’è che la sua maggioranza è passata da 18 a 19 consiglieri!”.
Spero di non essere considerato fazioso se mi permetto di obiettare, a mia volta, che la giunta Testolin altro non è che la semplice riproposizione senza lode e senza infamia della giunta precedente; con l’aggravante politica, questa volta, di aver fatto emergere, nella defatigante fase della sua gestazione, la consapevolezza dello stato confusionale dell’UV e lo smarrimento di non pochi consiglieri (ma anche assessori) che qualcuno ha apostrofato come buoni a nulla e capaci di tutto pur di durare in carica.
Ciò ha esasperato la divaricazione, già esistente, tra il club dei trentacinque (leggi Consiglio regionale) e i pochi militanti dei partiti e movimenti di riferimento e abitualmente titolari della decisionalità politica.
Ma se Atene piange Sparta non ride. Così che anche la Lega, partito di maggioranza relativa in Consiglio regionale, privata della compagnia dei suoi comprimari abituali, non è riuscita a produrre, al di là di timidi ammiccamenti con alcuni inquieti maggiorenti unionisti, uno straccio di intesa accettabile e finendo così esclusa dai giochi di potere.
Mi si potrà ancora obiettare: “se il fine della politica è la conquista del potere, in questo caso il problema è già bello e risolto. Testolin e i regionalisti DOC al governo con un PD di bocca buona, più una Stella Alpina allineata e coperta nonché l’adesione, sia pure un po’ imbronciata, di Augusto fanno 19!”.
Neanche il Padreterno potrebbe cacciarli da quell’Eden di potere. E che dire di tutto il resto per arrivare a 35? Tutto il resto è noia! Califano docet.
Certamente c’è del senso comune in questo argomentare; ma l’esperienza mi ha insegnato che la politica è paragonabile a un grande fiume in movimento (ultimamente è devastante come uno Tsunami) che può riservare molte sorprese a chi decide di percorrerlo.
Chissà come pensano gli amici unionisti di superare indenni lo scoglio della Réunion quando la storia (per molti versi onorata) dell’UV è soprattutto la storia delle sue scissioni?
C’è ancora un aspetto di questa vicenda che non mi sembra definito: trattandosi di un’OPA (poiché solo di questo in realtà si tratta) dobbiamo chiederci se quest’ultima verrà esercitata dall’UV nei confronti dei sedicenti regionalisti de nouvelle souche oppure da questi nei confronti della casa madre?
L’altro aspetto politico importante è riferito alla capacità delle forze moderate liberal democratiche presenti nella nostra regione e che, pur avendo diffusione nazionale, si ispirano ai valori fondanti della nostra speciale autonomia, di trovare una intesa non effimera per affrontare utilmente gli snodi elettorali.
Marciare divisi per colpire uniti avrebbe detto il presidente Mao.
Solo dando una risposta plausibile a questi due aspetti irrisolti, vale a dire:
a) cosa ne sarà della Réunion?
b) riusciranno i liberal democratici riformisti della Valle d’Aosta a produrre forme intelligenti, incisive e stabili di collaborazione tra di loro?
Solo sciogliendo questi nodi si potrà dare finalmente vita a un gioco politico a somma positiva, rendendo più lineare e compiuta la nostra vita democratica.
Ad maiora.
Si vous ȇtes valdȏtains soyez dignes de l’ȇtre.
Bruno Milanesio

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