“E’ il momento del coraggio”: così spronava un organo di stampa nell’ottobre 2013 allorquando Bruno Giordano, Sindaco di Aosta, si fece protagonista di un gesto per allora assolutamente contro corrente (sforando il patto di stabilità per pagare fornitori e imprese che altrimenti sarebbero entrati in grandissime difficoltà) e che, tuttavia, finì per venir compreso anche dall’opposizione consiliare.
O tempora o mores diciamo noi contrapponendo il virile coraggio del gesto di allora con l’imperante sindrome da contenzioso giudiziario che si è impadronita di una “belante” classe politica valdostana ormai indecisa su tutto perché priva di basilari cognizioni amministrative, incapace di fattive strategie, nonché sprovvista del minimo sindacale di autorevolezza.
A ben osservare quanto sta accadendo nella nostra piccola e sempre più tribale regione si ricava la poco confortante impressione che ad occuparsi delle magnifiche sorti e progressive siano rimaste solo più le seconde se non le terze file di un tempo.
Oggi, qualsivoglia argomento di un certo rilievo affrontato nei consessi elettivi da una prevalenza di apprendisti stregoni finisce quasi sempre in vacca, depauperato dei suoi contenuti razionali e fattuali più significativi per assumere i connotati abusati dello specchio per allodole. Questa sistematica banalizzazione della politica ad opera di dilettanti allo sbaraglio, ha comportato una pericolosa caduta del nostro standard di vita democratica e rischia di allontanare dalla partecipazione civica quote sempre più significative di cittadini delusi e amareggiati.
Si fa così sempre più strada tra la gente comune l’opinione di dover punire la classe politica snobbandola: facendole, cioè, mancare il consenso e, più precisamente, la linfa vitale del voto. Attenzione: niente di più ingenuo e controproducente!
Anche se molti di voi non vorranno più occuparsi di politica, statene ben certi, la politica continuerà comunque a occuparsi di voi. E con modalità sempre più pervasive e con attori sempre più improbabili.
Cetto Laqualunque ci aspetta dietro l’angolo anche in Valle d’Aosta se non sapremo correre ai ripari. Cosa fare allora? Consentire, anche attraverso iniziative come questa assunta con la creazione del blog di Alé Vallée, non necessariamente di giungere a una lista o a un partito già preconfezionati, quanto piuttosto l’idea di creare un nobile tentativo coraggioso quanto inedito, vale a dire quella di rivolgersi a un’ampia platea di cittadini per strutturare un minimo di partecipazione preventiva mirante alla elevazione qualitativa dell’offerta politica fin qui manifestatasi e che, allo stato, si presenta piuttosto deprimente.
Giorgio Gaber ci ricordava che “…democrazia è partecipazione…”.
Ma la partecipazione richiede almeno la condivisione di un progetto; un progetto la condivisione di un programma; un programma l’attività di interpreti credibili; gli interpreti credibili una formazione culturale; la formazione culturale… quella politica.
Miles


Lascia un commento