In data 11 maggio u.s. ho ricevuto, tramite SMS, il seguente messaggio:
“RAPPEL POUR L’ASSEMBLEE DU 18 MAI 2023 SAINT-VINCENT 18H00 VOTRE PARTICIPATION EST IMPORTANTE-SALUTS LA PRESIDENTE U.V. CRISTINA MACHET”.
Dopo alcuni attimi di totale smarrimento ho cominciato a far girare i pochi neuroni che mi sono rimasti in attività per cercare di dare una spiegazione al messaggio ricevuto dopo cinque anni di assoluto silenzio e abbandono totale da parte dell’U.V..
La prima risposta che mi è parsa naturale è stata quella che si trattasse di un semplice errore, vale a dire di un messaggio inviato in automatico, sulla base di vecchi elenchi mai aggiornati, e d’altronde il sottoscritto non ha mai cambiato il proprio numero di cellulare quindi ci stava l’errore.
La seconda spiegazione un poco più politica e, confesso, maliziosa è stata quella che, in un occasione di un appuntamento così importante, avessero bisogno del maggior numero di pubblico presente in sala e quindi mi sono chiesto se magari avessero invitato anche Baccega, Donzel, Paron, Carradore, Sorbara, Borrello, Serra, tanto per ricordare gli assessori del Comune di Aosta che ho avuto l’onore e il piacere di avere nella giunta comunale da me presieduta in qualità di Sindaco pro tempore, assessori che, come il sottoscritto, si ispiravano e si ispirano tutt’ora ai principi della nostra Autonomia e del federalismo, principi che assegnano all’Ente più vicino ai cittadini la più grande responsabilità, in nome della cosiddetta sussidiarietà orizzontale e verticale.
E, confesso, che per un attimo ho avuto la tentazione di partecipare all’incontro perché una piccola parte di me si diceva che, forse, si fossero finalmente messe da una parte le faide tribali che portarono a una serie di divisioni senza fine e di cui non avevo personalmente mai avuto alcuna responsabilità oggettiva. Anzi ho sempre ritenuto e continuo a ritenere che l’unità, in nome di un bene ed interesse superiore, deve essere sempre preservata e ricercata, mettendo da parte l’ego personale di ognuno di noi, le divisioni artefatte o anche semplicemente l’idea che si debba sempre avere ragione, per cui o si fa come dico io o me ne vado!
Poi mi è tornata in mente una frase pronunciata qualche anno fa, nel periodo di maggiore difficoltà dell’U.V., da parte dell’allora senatore Albert Lanièce che suonava più o meno così: “Les hommes passent l’Union Valdotaine reste…” e se questo assunto è tutt’ora valido mi chiedo come si possa seriamente, aldilà della passerella dei soliti noti, pensare di costruire seriamente quella famosa casa comune di tutti gli Autonomisti che hanno a cuore l’interesse e il bene superiore della nostra amata Petite Patrie. E come possono coloro che sono stati sciagurati protagonisti delle varie scissioni della galassia autonomista essere coloro che oggi predicano le ragioni dell’unità e della ricomposizione e fungere da elemento catalizzatore verso nuovi orizzonti tutti da scrivere e da definire.
Le défi valdȏtain, il rilancio della autonomia, che noi chiamiamo da tempo seconda autonomia, le dichiarazioni sui massimi sistemi, su cui è difficilissimo dissentire, si dovrebbero, per contro, sostanziare in proposte molto concrete e praticabili a iniziare dalla revisione del sistema delle autonomie locali della nostra Regione, raccogliendo in un unico testo di legge, la revisione della L.R. 48/95, della L.R. 54/98, della legge regionale n. 5/2001 sulle somme urgenze, rimasta a lungo priva di copertura finanziaria, la L.R. 6/2014 e s.m.i. e anche della legge elettorale sui Comuni per consentire una parvenza di opposizione, nei vari Enti Locali della Valle d’Aosta, perché il pensiero unico contrasta violentemente con i principi della nostra Autonomia e del federalismo che la sostanzia. D’altronde, tanto per riflettere un pochino, a fronte degli oltre seimila euro al mese di un consigliere regionale, i consiglieri comunali di Aosta lavorano per una remunerazione oraria media di circa 3 euro all’ora e questo senza tener conto del tempo dedicato a preparare le iniziative consigliari e sottratto per conseguenza agli affetti famigliari e al loro lavoro. Desideriamo quindi tornare a fare politica per censo?
Come vedete e come è naturale che sia all’inizio di un percorso sono più le domande che le risposte e, come sempre, solo il tempo ci dirà se l’araba fenice risorgerà dalle proprie ceneri, se coloro che hanno diviso saranno quelli che riusciranno a riunire, se alle dichiarazioni di principio seguiranno fatti e atti concreti a sostegno di questo lungo e difficile percorso, se tutto non si schianterà con la revisione della attuale legge elettorale regionale a preferenza unica, se anche coloro che non portano una consonante alla fine del loro cognome, ma hanno comunque contribuito negli anni a far crescere la nostra Regione e non hanno mai dato, nel corso dei loro mandati, nessuno scandalo potranno farne parte o se, per contro, questo risulterà soltanto l’ennesimo infingimento atto a distrarre dai problemi veri e pressanti che ci vedono in assoluto affanno ad iniziare dalla gestione dei fondi del PNRR, al completamento, in tempi ragionevoli, di alcune grandi opere, ad una sanità pubblica che funzioni meglio, ad una sistemica riscrittura del sistema delle Autonomie Locali, ad una profonda revisione dello Statuto di Speciale Autonomia.

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