Alé Vallée

Il Blog di Evolvendo VdA


"La democrazia come insieme di strutture è, o può essere, una macchina che funziona. Chi non funziona sono i macchinisti, a tutti i livelli: da quello dei capimacchina (i governanti) a quello dei mini-macchinisti (il popolo, i governati)" (Giovanni Sartori, politologo)

Il valore del linguaggio

I nostri Padri costituenti, ormai sempre più dimenticati, dalla politica in primis, avevano ben chiaro quanto fosse importante, anzi fondamentale, rivolgersi al popolo italiano in modo chiaro, semplice e diretto e questa volontà che oggi chiamerebbero mission, si tradusse nella scrittura di una carta costituzionale che suona così:

Articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Articolo 49: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Come si nota un linguaggio comprensibilissimo alla totalità del popolo italiano che rispose presente e si recò, in massa, alle urne per le prime elezioni democratiche in cui, per la prima volta, il voto fu davvero universale e le donne determinanti.

Ai giorni nostri, ad oltre settant’anni di distanza, il Comune di Aosta invia alla Commissione indipendente di valutazione della performance la propria relazione, così come previsto dalla vigente normativa, ed alcuni giorni dopo ottiene la seguente risposta:

 “omissis…predisporre la sezione sul valore pubblico individuando anche degli indicatori di impatto fiscale/outcome, al raggiungimento dei quali le funzioni e le strategie dell’Ente sono finalizzate e contribuiscono, insieme a quelle degli altri soggetti pubblici e privati del territorio”.

Confesso che la mia media intelligenza non è stata in grado di capire il significato di questa riposta, nonostante, sicuramente immeritatamente, abbia, nella ormai non più breve esperienza politico amministrativa, svolto, tra l’altro, anche le funzioni di Sindaco della Città di Aosta e di Presidente del Consiglio Permanente dei Sindaci della Valle d’Aosta. Mi chiedo pertanto che cosa possa aver capito un cittadino elettore! Lo chiamerei, in modo sicuramente più appropriato, “Ufficio complicazioni affari semplici”.

D’altronde ormai la politica e l’amministrazione pubblica sono talmente piene di acronimi da risultare incomprensibili ai più; qualche illuminante esempio: DEFR (Documento economico finanziario regionale), DEFC (documento economico finanziario comunale) PUMS (piano urbano mobilità sostenibile), PRGT (piano regolatore generale territoriale) PUD (piano urbanistico di dettaglio). Mi fermo qui, ma assicuro che potrei riempire alcune pagine di questi esempi.

Come può dunque un cittadino appassionarsi o anche solo interessarsi della cosa pubblica se il linguaggio usato tende, volutamente o meno, questo non lo so per certo, anche se una idea me la sono fatta al riguardo, ad escluderlo sistematicamente dai processi decisionali ed è usato soltanto come una sorta di bancomat vivente, nonché di elettore attivo che dovrebbe scegliere, con cognizione di causa, da chi vuole essere amministrato per un determinato periodo di tempo.

Naturalmente poi la politica ogni volta riflette e si interroga costantemente sul fatto che l’affluenza alle urne è sempre più bassa e naturalmente ognuno ha la sua ricetta. Vi sono coloro che attribuiscono l’assenteismo elettorale come la semplice constatazione che è tipico delle democrazie mature, chi si scaglia contro le leggi elettorali in vigore, chi afferma che troppi scandali hanno portato disaffezione, ecc., ma pochi attribuiscono, almeno quale concausa, la responsabilità al linguaggio usato, al burocratese abusato e incomprensibile a una mente sana, al bisogno incredibile di usare un linguaggio incomprensibile e difficilissimo da capire, così da poter testimoniare della propria esistenza in vita.

Eppure il primo Presidente della nostra Assemblea costituente, al secolo Giuseppe Saragat, era un noto Avvocato, di grande cultura generale e profondo conoscitore della sociologia mittel-europea, così come avvocato era Sandro Pertini e moltissimi altri nostri Padri costituenti.

Ciononostante, Essi hanno usato nello scrivere la Carta fondamentale della nostra Repubblica in modo preciso e puntuale il modo indicativo e il tempo presente ed hanno scritto una Carta che ci invidiano in gran parte del mondo.

Vi lascio con un ultimo interrogativo: se si rende incomprensibile ai cittadini il processo decisionale e per logica conseguenza l’elettorato cosiddetto di opinione non si reca a votare, mentre a votare continuano ad andare solo i “clientes”, vale a dire coloro che hanno a che fare per interessi personali o di gruppo o ancora di lavoro con la cosa pubblica, tutto questo a chi giova?

Lo scopriremo solo vivendo o forse non lo scopriremo mai, ma per lo meno riflettiamoci bene.



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