Lo scorso quattro maggio, giorno della memoria, per noi tifosi del Torino e non solo, per ricordare lo schianto aereo sulla basilica di Superga che si portò via, tutti assieme, la più grande squadra di calcio che passò poi alla storia col nome di Grande Torino, si è riunito il Consiglio comunale di Aosta per approvare il Conto economico consuntivo dell’Ente stesso, riferito all’anno 2022 e che pareggia sulla ragguardevole cifra di circa 112 milioni di Euro.
L’avanzo di amministrazione si aggira intorno ai 49 milioni di euro, mentre l’avanzo cosiddetto libero si aggira intorno ai 25 milioni di euro e ciò significa che questi milioni sono immediatamente disponibili per investire sulla Città e sulle sue più urgenti necessità.
A fronte di questi macro dati le forze di opposizione in Consiglio, nei giorni precedenti il Consiglio, si sono trovate unitariamente per analizzare e discutere il conto consuntivo e hanno deciso di presentare, come da regolamento, 17 mozioni collegate al bilancio, dopo aver messo a confronto con un lungo, laborioso e certosino lavoro di analisi, il bilancio di previsione 2022 con il bilancio consuntivo riferito allo stesso anno. Tutte le 17 mozioni presentate avevano in sostanza lo scopo di dimostrare, cifre alla mano, l’enorme differenza tra ciò che era stato previsto rispetto a ciò che era stato effettivamente realizzato. A dire la verità ben poco!
Apriti cielo. Immediata sospensione dei lavori del Consiglio comunale richiesta dalla parte della maggioranza per decidere sulla ammissibilità delle mozioni stesse. Sospensione che è durata due ore e mezza circa prima che la presidenza del Consiglio comunicasse la decisione ufficiale della loro ammissione.
È così iniziato un lungo, duro, aspro confronto tra le forze politiche presenti in Consiglio, durato sino alle ore 23 circa; le 17 mozioni sono state tutte quante, senza eccezione alcuna, bocciate senza se e senza ma dalla maggioranza, e alla scadenza della mezzanotte il conto economico consuntivo 2022 è stato approvato a maggioranza con il voto contrario di tutta l’opposizione.
Fin qui la cronaca, o meglio il sunto della cronaca.
La mattina seguente abbiamo sfogliato i giornali locali cartacei e on line per vedere come era stato trattato e recepito almeno il meglio di quella interminabile giornata, ma, con non poca sorpresa e per dirla tutta anche con un pizzico di frustrazione, abbiamo trovato il nulla.
Abbiamo quindi appreso che i rappresentanti del “quarto potere” non hanno ritenuto una notizia degna di pubblicazione il bilancio più grande di sempre: 112 milioni di euro.
Non hanno ritenuto una notizia un avanzo di amministrazione monstre di 25 milioni di euro che poi significa, molto semplicemente, che il Comune di Aosta non è in grado si spendere i soldi che ha a sua disposizione nei tempi previsti. Problema, questo, che non ha sollevato solo l’opposizione, ma ben prima e in modo sicuramente più autorevole anche la sezione di controllo della Corte dei Conti della Valle d’Aosta.
Figurarsi poi se poteva essere una notizia degna di una qualche attenzione la presentazione di 17 mozioni collegate al bilancio presentate in forma unitaria dalle forze politiche dell’opposizione.
Un discorso a parte merita la lunga, appassionata e articolata discussione relativa alla completa esternalizzazione del “Marché Vert Noël”, discussione che ha coinvolto molti amministratori e i rappresentanti della Giunta e dove ha brillato per il suo assordante silenzio l’Assessore competente; naturalmente la competenza è riferita, nel caso specifico, unicamente alla delega.
In questo caso l’informazione c’è stata, se per informazione si intende riportare, quasi alla lettera, la lunga lectio magistralis del Sindaco pro tempore e non si riserva neppure una parola a colui che il “Marché Vert Noël”, l’ha inventato dal nulla, con l’indispensabile collaborazione dell’allora Assessore regionale Giuseppe Isabellon e il “savoir faire” delle maestranze dell’Assessorato regionale all’Agricoltura, sotto la sapiente regia di Silvano Secco, che hanno portato a un crescente successo quei mercatini di Natale, tanto da trasformarli, in pochi anni, in un vero e proprio evento secondo solo alla millenaria fiera di Sant’Orso.
Nel primo caso mi sentirei quindi di parlare di “Disinformatia” nel senso latino del termine.
Nel secondo si potrebbe tranquillamente scriverlo in caratteri cirillici, perché quello che vediamo assomiglia sempre di più a una informazione di Stato che appartiene per sua natura alle dittature più che alle democrazie mature.
Lascio ogni ulteriore considerazione ai miei lettori, ma prometto di ritornarci presto.


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