Ho sempre pensato che, di fronte alla morte, l’atteggiamento più corretto fosse quello di chiudersi in un dignitoso silenzio pieno, a volte, di ricordi che, nella immediatezza della disgrazia, dovrebbero essere consegnati soltanto a chi li ha vissuti.
Ci sono, per contro, molti leoni da tastiera che non aspettano un solo attimo prima di tranciare giudizi, trovare responsabili eventuali, invocare pene più severe, sostenere che molti dovrebbero imparare a starsene a casa, eccetera eccetera.
Ma ci siamo mai chiesti cosa accomuna nella disgrazia, inimmaginabile per le loro famiglie, un gruppo di aspiranti guide alpine a un freerider che compie un salto di roccia di cento metri, a un alpinista che finisce in fondo a un crepaccio o ancora perché i compianti campioni di ciclismo Davide Rebellin e Michele Scarponi che, dopo aver letteralmente girato il mondo in bicicletta da professionisti, sono rimasti drammaticamente uccisi in bicicletta nei pressi delle loro abitazioni continuando a pedalare per diletto?
In una sola parola, il minimo comun denominatore di tutti questi tragici eventi è la passione e chi di noi non ha mai vissuto una passione vera, a volte perfino totalizzante, non può e non potrà mai capire, ma non saprà neppure mai quanto si è perso nella vita.
Che dire degli “esperti da poltrona” che spesso vengono chiamati a esprimere un parere sull’insieme di questi tragici incidenti e che, altrettanto spesso, non tengono nel dovuto conto l’effetto adrenalina che solo chi è sul campo o lo è stato può comprendere compiutamente.
Esiste il destino? Personalmente credo proprio di sì.
Quante probabilità ci sono di venire uccisi da un orso percorrendo un sentiero nei boschi? Sicuramente, dal punto di vista statistico, molte meno di quelle di essere colpiti da un fulmine che, a volte, può cadere anche in assenza di nubi. E quante morti assurde ognuno di noi ha nei propri ricordi e, per contro, pensiamo a coloro che vengono, magari neonati, estratti vivi dopo dieci giorni dalle macerie di un palazzo crollato a causa di un devastante terremoto.
Ecco perché, nel più profondo rispetto per queste tragiche morti, dovremmo tutti in silenzio rispettare chi ha vissuto una passione vera e accettare il fatto che per ognuno di noi c’è un destino che purtroppo, a volte, per dirla con il compianto Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, “può essere cinico e baro”!
O, se si preferisce, come recita un noto proverbio, se è vero che la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo.
Ad maiora cari amici.


Lascia un commento