Alé Vallée

Il Blog di Evolvendo VdA


"La democrazia come insieme di strutture è, o può essere, una macchina che funziona. Chi non funziona sono i macchinisti, a tutti i livelli: da quello dei capimacchina (i governanti) a quello dei mini-macchinisti (il popolo, i governati)" (Giovanni Sartori, politologo)

Un mondo perfetto

In un mondo perfetto l’Ente superiore, nel caso di specie la Regione Autonoma Valle d’Aosta, dovrebbe occuparsi principalmente di programmazione, magari con l’ausilio di validi esperti in campo economico, sociale, culturale, turistico, ambientale, statistico e sociologico. Lo dovrebbe fare non pensando alle prossime scadenze elettorali, quanto alle prossime generazioni. In fondo la differenza tra statisti e politici è tutta qui, almeno così ci hanno insegnato: uno statista guarda alle prossime generazioni, un politico guarda alle prossime elezioni!

In un mondo federalista, per contro, la gestione della cosa pubblica viene affidata sempre o quasi all’ente più vicino ai cittadini in forma singola o associata, vale a dire ai Comuni, applicando i due principi cardine che attengono alla sussidiarietà orizzontale (i Comuni si aiutano tra di loro) e la sussidiarietà verticale (la Regione aiuta i Comuni su temi di più ampio respiro e prospettiva).

La legge regionale di “Aosta Capitale”, che, detto per inciso, andrebbe al più presto rifinanziata, è un tipico esempio di sussidiarietà verticale; le Unités des Communes, soprattutto nell’ambito sociale, sono un tipico esempio di sussidiarietà orizzontale.

In un mondo tutto autonomista, dove tutte le forze politiche in campo si dichiarano tali, come se un tale principio fosse un fatto acquisito da tempo e destinato perciò a rimanere uguale a se stesso, tutti dovrebbero convenire che il principio dell’autonomia si fonda sulla corretta applicazione della teoria federalista e quindi, giocoforza, alla Regione spetta il compito di programmare e legiferare su tutte quelle materie in cui ha competenza primaria, mentre agli enti locali spetta il compito attuativo di realizzare tali scelte di programmazione e per logica conseguenza di definire le loro priorità.

Nella nostra piccola regione l’asfittico dibattito politico preferisce, per contro, concentrarsi su tutt’altro ad iniziare dal discutere su chi siano i veri amici dell’autonomia, su chi e come può ottenere il “pedigree” e quali esami si dovrebbero sostenere per avere questa autentica certificazione (a proposito, chi dovrebbe rilasciarla rimane ancora un mistero che temo sarà destinato a rimanere tale ancora per lunghissimo tempo).

D’altronde lo stesso Consiglio Permanente degli Enti Locali e il Consorzio del Celva che riunisce tutti i Comuni e le Unités des Communes della Valle d’Aosta è chiamato dalla legge regionale a formulare pareri, proposte di modificazioni alle varie leggi di settore, ecc.. Peccato che, pochi sanno, che detto parere è sì obbligatorio per legge, ma non è per nulla prescrittivo. Tradotto, per i non addetti ai lavori, se un parere risultasse negativo e la Regione volesse andare avanti comunque potrebbe benissimo farlo. Eppure si difende acriticamente, a parole, l’autonomia comunale e i 74 Comuni che compongono il tessuto politico della nostra regione. Guai affrontare il problema se si debba anche solo prendere in considerazione l’idea di ridurre non i 74 Comuni quanto le loro entità amministrative e logistiche. Eccoli i nemici dell’autonomia! Eppure non si affronta il problema di una legge elettorale dei Comuni che, nel tempo, ha fatto sì che in quasi tutti i Comuni della Valle d’Aosta sia presente una sola lista che ha come unico scoglio il superamento del 50 per cento dei cittadini elettori. Alla faccia della democrazia. E chi controlla il controllore?

Anche di questo dovrebbe occuparsi “mamma Regione”. E’ così difficile una riforma quadro del sistema delle autonomie della nostra regione o, più semplicemente, almeno una revisione profonda della l.r. 54/98 e del sistema dei trasferimenti regionali ai Comuni e alle Unités des Communes di cui alla l.r. 48/95? Certo è molto più agevole criticare la gestione dei Comuni, in forma singola o associata, che provare a riformarla. Certo la gestione centralizzata dei lavori (SUA) e degli approvvigionamenti (CUC) porta, nell’immediato, sicuramente maggiori consensi elettorali, ma a quale prezzo?

Mi sembra di poter affermare che siamo ancora lontani anni luce dalla piena e puntuale realizzazione delle prerogative dell0 Statuto di speciale autonomia, da una corretta visione autonomista e federalista della nostra Petite Patrie.

Figurarsi quanto si possa quindi essere lontani da un mondo perfetto! O, più semplicemente, il mondo perfetto non esiste.



Lascia un commento