Alé Vallée

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"La democrazia come insieme di strutture è, o può essere, una macchina che funziona. Chi non funziona sono i macchinisti, a tutti i livelli: da quello dei capimacchina (i governanti) a quello dei mini-macchinisti (il popolo, i governati)" (Giovanni Sartori, politologo)

Agrigento Capitale italiana della Cultura nel 2025. Aosta vittima di sé stessa

Agrigento sarà Capitale italiana della Cultura nel 2025. Aosta, città candidata e tra le nove finaliste, perde la corsa.

A seguito della sconfitta, la Giunta della città di Aosta, che fa dell’inclusione e del sociale la sua unica cifra politico-amministrativa, anziché rallegrarsi per la vittoria di un dossier che da un lato include non solo la città natale di Pirandello, ma anche l’isola di Lampedusa, oramai divenuta la porta europea per decine di migliaia di migranti, e che dall’altro si fonda sui concetti di mobilità e accoglienza, si è lanciata, per bocca del Sindaco Nuti, in una sequela di considerazioni totalmente fuori luogo nella forma e nella sostanza. E’ possibile che una reazione così scomposta nasca dal fastidio, spesso malcelato a quelle latitudini politiche, che un dossier incentrato sull’accoglienza e il dialogo tra popoli venga premiato in un quadro politico che vede a capo del Ministero della Cultura un intellettuale molto vicino a Giorgia Meloni. La critica tradisce d’altronde un vizio antico: la cultura è un tema della sinistra, l’accoglienza è della sinistra, l’inclusione è della sinistra. Chi se ne appropria compie un atto di lesa maestà. Assunto pericoloso e quanto mai disonorevole, in quanto la cultura, essendo un prodotto dell’ingegno dell’uomo, è quanto mai universale, come universali sono quei principi etici alla base dell’accoglienza e dell’inclusione. Se poi, per altri fini, qualcuno se ne appropria, questo è un passaggio successivo e artificioso.

Il Sindaco parla, nelle sue dichiarazioni, di lobby e potenze istituzionali sfavorevoli ad Aosta, città di piccole dimensioni, come piccola è la Regione di cui è capoluogo. A quali potenze ci si riferisca non è chiaro e peraltro assai ingeneroso nei confronti di una commissione giudicatrice di sicura qualità e indipendenza. Tanto che le previsioni di un personaggio influente, nonché membro del governo, quale Vittorio Sgarbi, sono state totalmente disattese.

L’assunto però è di per sé errato. Nonostante siano passati tanti anni, non è lontano il tempo in cui Aosta sfiorò la possibilità di ospitare le olimpiadi invernali. Occasione d’oro, purtroppo persa a causa delle ricorrenti lotte politico-tribali che caratterizzano la nostra Regione. Quell’esperienza dimostra che, a ben vedere, nulla è precluso alla nostra comunità.

Se le “lobby” esistono, così come importante può essere il contesto politico, l’abilità sta nel saperle sapientemente portare dalla propria parte, andando anche al di là degli steccati politici. Se Nuti era così consapevole della loro esistenza, come dichiara, verrebbe da chiedersi cosa è stato fatto. Gli “Amis de la Vallée d’Aoste”, ad esempio, oramai non si contano e a fregiarsi del titolo non sono certamente personaggi di secondo piano, ma protagonisti influenti dell’economia, dell’impresa, della cultura e della politica. Quanto sono stati coinvolti e quanto ci sono stati “amis”?

Giova inoltre ricordare che il concorso di Capitale italiana della cultura nacque all’indomani dell’assegnazione del titolo a Matera quale Capitale europea della cultura nel 2019. Il Ministero, infatti, si era reso conto dell’assoluta qualità e originalità dei dossier presentati da ben 19 città italiane candidate (tra cui Aosta), nonché dell’importanza che queste assegnazioni rivestono per rivitalizzare investimenti e progetti in campo culturale, settore verso il quale le risorse pubbliche non sono mai troppo generose. Non è un caso, peraltro, che il Ministro Sangiuliano, prima ancora di annunciare la città vincitrice, abbia sottolineato come l’Unione europea avesse da poco approvato il nuovo concorso destinato ad assegnare il titolo di Capitale del Mediterraneo, una nuova grande opportunità di promozione per le città italiane. L’iniziativa si aggiunge inoltre ad un altro titolo prestigioso di recente istituzione assegnato ogni anno dal Governo in ambito culturale, quello di Capitale italiana del libro, che solo nel 2022 è stato assegnato alla vicina Ivrea.

Queste iniziative, in ogni caso, non nascono da sole. Ad esempio, la “lobby”, come la chiamerebbe il Sindaco, che all’epoca (2014) promosse l’istituzione della Capitale italiana della cultura fu l’Associazione delle città d’arte e di cultura, guidata dall’instancabile dott. Ledo Prato, associazione dalla quale Aosta, in modo del tutto scomposto, è uscita, per volontà dell’attuale amministrazione, un paio di anni fa.

Ma, al di là di queste considerazioni, sorge la domanda rispetto a se e come Aosta sarebbe stata pronta ad ospitare un evento così importante. Ci troviamo alla vigilia di drastici deficit in termini di collegamenti: il tunnel del Monte Bianco si appresta a chiusure lunghe e periodiche dagli effetti ancora tutti da valutare, i lavori sulla ferrovia interromperanno i collegamenti con Torino per diversi anni, l’aeroporto non ha ancora una struttura di accoglienza degna di questo nome. Aosta sarà purtroppo un po’ meno carrefour d’Europe per molto tempo, venendo a perdere una delle sue qualità più peculiari nel panorama alpino e non solo. Nondimeno, vengono annunciati, anche nel campo dei beni culturali, importanti cantieri che limiteranno fortemente la fruizione di ciò che di più bello abbiamo in città. Oltre le positive intenzioni, non ci sono tempi certi per la conclusione di queste opere, così come ancora non sappiamo in che termini l’Arco di Augusto, monumento simbolo della città, sarà fruibile e quanto accogliente l’area che lo circonda. La stessa Università, che dovrebbe in qualche modo fungere da proiezione verso il futuro di una città che investe in Cultura, sarà ancora oggetto di lavori, almeno stando a quanto si sa di un secondo lotto recentemente annunciato. Sul mastodonte dell’area megalitica, infine, la cui superficie calpestabile è superiore a quella del Forte di Bard, permangono ancora grandi incertezze sulla sua definitiva realizzazione e sui contenuti culturali, stabili o temporanei, che potrà offrire oltre a quanto già abbiamo visto.

In sostanza, la candidatura di Aosta, appare più vittima dei ritardi e dei problemi interni al nostro contesto politico e amministrativo, delle scelte ancora non compiute, delle strategie per nulla definite, piuttosto che delle lobby e dei “potentati” politico-istituzionali. Di questo il Sindaco dovrebbe lamentarsi, soprattutto con la nuova (ma non troppo) maggioranza regionale, assertiva e determinata per investimenti milionari sul territorio (vedi Cime Bianche), assai prudente e confusa nei riguardi della propria capitale.

Giulio il Sofista



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