Esistono i grandi progetti o, come si chiamavano un tempo, le grandi opere su cui tutti i contendenti, nelle varie campagne elettorali, presentano ed esaltano i loro programmi elettorali, vuoi per governare un Comune, una Regione o il nostro Paese.
Per la loro realizzazione si mettono in campo enormi risorse finanziarie, ordinarie o straordinarie: vedi fondi PNRR, la legge per Aosta Capitale, i trasferimenti regionali in parte investimenti, ecc..
Si invitano alla progettazione vari archistar (Gae Aulenti per il nuovo terminal aeroportuale di Aosta, Cuccinella per la Nuova Università Valdostana e poi vedremo chi si aggiudicherà il progetto per l’ampliamento dell’Ospedale Umberto Parini di Aosta…). Adesso siamo nel pieno della realizzazione della nuova rete ciclabile di Aosta che, ci promettono, consentirà di scalare le classifiche nazionali delle città più green ed evolute, ma tutto ciò premesso, quello che pochi sanno, o se si preferisce di cui non hanno piena contezza, è che le loro successive manutenzioni andranno pesantemente a incidere sui vari bilanci pubblici nella loro cosiddetta parte corrente.
Esiste, dunque, un vulnus, un baco, un buco grande come il mondo, una vera e propria voragine legislativa che non consente alle pubbliche amministrazioni di utilizzare i fondi destinati alla parte investimenti per riparare ciò che si rompe e ciò che con l’andare del tempo invecchia!
Occorre quindi necessariamente utilizzare la parte corrente dei vari bilanci. La parte corrente dei bilanci è quella parte che risulta da sempre in maggiore sofferenza. Ad Aosta, per esempio, il 75% circa di questa parte di bilancio risulta “ingessata”, vale a dire che chiunque governi dovrà tenere fede agli impegni presi dalle precedenti amministrazioni (spese per il pagamento del personale, ratei dei mutui contratti, debiti fuori bilancio, pagamento di utenze relative all’acqua, alla luce, al gas, ecc.). Ciò comporta che nel restante 25% si dovranno trovare le risorse per tutte le iniziative legate al turismo, alle attività produttive, allo sport, alla cultura, all’ambiente e alle manutenzioni ordinarie.
Eppure tutti sanno bene che nulla è eterno. Se una lampadina si fulmina va sostituita; se un cordolo di marciapiede si ammalora va riparato; se gli asfalti si sgretolano vanno rifatti; se l’acquedotto o la fognatura hanno una perdita, questa va riparata; se il nostro verde pubblico tende al giallo occorre intervenire; se la segnaletica orizzontale non si vede più va ritinteggiata e pure quella verticale va manutenuta. Potrei continuare all’infinito ma credo che il concetto sia sufficientemente chiaro.
Senza una puntuale e ordinata manutenzione ordinaria la città va in sofferenza e diventa più brutta, abbandonata a se stessa, piena di scarabocchi sui muri, con un acciottolato a prova di caviglie.
Sono quindi assolutamente convinto, dopo aver avuto grandi e gravi responsabilità di governo, che le forze politiche in campo dovrebbero mettere al primo posto delle loro agende il problema di come si può e si deve finanziare l’ordinaria manutenzione.
Pensate che bello sarebbe se una pubblica amministrazione potesse decidere di rinunciare a una grande opera, magari del costo di 70-100 milioni di euro, e potesse destinare quei soldi alla puntuale e doverosa ORDINARIA MANUTENZIONE!
Non sarebbe il sogno più grande di ogni amministratore che ha responsabilità di governo?
Io credo proprio di sì!



Lascia un commento