Alé Vallée

Il Blog di Evolvendo VdA


"La democrazia come insieme di strutture è, o può essere, una macchina che funziona. Chi non funziona sono i macchinisti, a tutti i livelli: da quello dei capimacchina (i governanti) a quello dei mini-macchinisti (il popolo, i governati)" (Giovanni Sartori, politologo)

Gli Autonomisti di serie A

Nonostante lo Statuto di Speciale Autonomia della Valle d’Aosta riconosca come uno dei suoi pilastri fondamentali la perfetta parificazione dell’uso delle due lingue (Francese e Italiano), vale a dire: due lingue una sola Comunità, vi sono ancora nell’anno del Signore 2023 alcuni Soggetti che operano, per lo più nell’ombra, per dividere la nostra piccola Comunità in Valdostani di serie A, che sarebbero coloro che aderiscono alle cosiddette forze autonomiste, e tutti gli altri, cioè coloro che sono certamente valdostani – di origine o di adozione poco importa – che hanno radicato qui, nel tempo, i loro affetti più cari, i loro interessi personali e culturali, che guardano al mondo sempre più collegato e interconnesso e che magari hanno anche l’ardire di pensare che tutto non finisce in quel di Pont-Saint-Martin, che insomma c’è dell’altro da vedere e scoprire e che non sempre imparare anche da esperienze diverse è un errore o quanto meno debba essere considerato un difetto.

Gli Autonomisti di serie A devono obbligatoriamente avere un finale di cognome tronco (AN, AZ, EL, ET, IN, ON, etc.), devono saper parlare il franco-provenzale o patois che dir si voglia perché le due cose insieme attesterebbero incontrovertibilmente la loro provenienza di Valdostani “de vieille souche” e se poi ci scappa un cognome che finisce in ERI, in fondo è solo l’eccezione che conferma la regola e poi a ben pensarci ERI, essendo un tempo all’imperfetto, appartiene a pieno titolo al passato!

Per contro, la lingua francese che apparteneva storicamente all’“Ancienne bourgeoisie aostienne” è sempre meno utilizzata e anche su questo una seria riflessione andrebbe svolta. Si inizia con eliminare l’accertamento della lingua francese dalle prove concorsuali per le professioni sanitarie, ma solo il tempo ci dirà dove si finisce.

Facezie a parte, ciò che li accomuna è il fatto che anche quando essi perdono le elezioni regionali, cosa che peraltro accade di rado, comunque ne rivendicano la vittoria e riescono a governare lo stesso, alleandosi di volta in volta con altre forze politiche di destra o di sinistra poco importa. E’ il famoso “ni droite, ni gauche” che tutti abbiamo imparato a conoscere e riconoscere e naturalmente tutto questo avviene per l’esclusivo e superiore interesse del bene dei Valdostani.

Non avrebbe più senso in un momento molto difficile e delicato come quello che stiamo attraversando (pandemia, guerra, gestione fondi PNRR, crisi del debito globale etc.) provare, per contro, a mettere insieme le intelligenze più vive della nostra piccola Comunità, mettendo per una volta da parte il poco che divide, le troppe faide personali, il desiderio di essere partiti di se stessi ed esaltando per contro il tanto che ci unisce?

Per mutuare dal gioco del calcio, visto che abbiamo parlato di serie A, non sarebbe più utile prendere il meglio di ciò che la nostra piccola Comunità esprime, anziché avere un solo giocatore bravo in ogni squadra? Perché per vincere un campionato e andare in serie A bisogna saper fare squadra oltre che avere buoni giocatori.

Eppoi adesso abbiamo di nuovo, oltre al Presidente della Regione, un altro Presidente che finisce in IN, per il momento solo di Pour l’Autonomie, ma, come si dice in politica, mai dire mai.

Ai posteri l’ardua sentenza e agli elettori il giudizio finale, in fondo il 2025 non è poi così lontano.



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